Anche se è molto triste dirlo, uscire dai debiti è un vero e proprio sogno per buona parte degli italiani. La crisi dilagante e la pandemia hanno avuto un effetto devastante sull’economia del nostro paese (e non solo), rendendo la vita un vero e proprio tormento per molte persone. A parte i pensionati, a cui un reddito è comunque garantito, tutto il resto del paese, sia chi è un impresario che chi è un dipendente, è alle prese con un evento epocale e i debiti si possono accumulare pur non essendo spendaccioni.

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Per evitare una spirale che sembra lasciare poche speranze, esistono però alcuni strumenti normativi che non vanno sottovalutati. Uscire dall’indebitamento infatti, è possibile con alcune accortezze che possono affievolire la pressione dei creditori.

Di fatto, se le rate del mutuo ti assillano o se hai effettuato troppi acquisti a rate, oggi puoi comunque trovare sollievo. Nonostante per fruire in maniera corretta di questi strumenti sia necessario l’appoggio di un consulente apposito, in questo articolo andremo a fare breve cenno delle vie percorribili.

Come posso uscire dai debiti? Uscire da questa spirale è difficile ma non impossibile

Quando i costi e le spese cominciano a farsi insostenibili, la reazione più logica è quella di chiedere un prestito. Questo, pur procurando un sollievo immediato però, non va ad eliminare il problema ma lo rimanda solamente.

Chi ha già dei debiti tra l’altro, deve offrire delle solide garanzie all’istituto bancario a cui ne chiede uno ulteriore (o perlomeno presentare un garante). Anche in questo caso, insomma, la situazione può facilmente sfuggire di mano, visto che, per esempio, l’eventuale ipoteca della casa è un passo potenzialmente molto pericoloso.

Uscire dai debiti: la legge salva suicidi e il sovraindebitamento

Sotto il punto di vista giuridico, il sovraindebitamento è uno squilibrio prolungato tra il patrimonio di un soggetto e i suoi debiti. Ovviamente, il soggetto può essere un privato o un’azienda.

Per rientrare nei canoni di questo status, che come vedremo è tutelato dalla legge, è necessario avere le prove di non essere in grado di onorare i debiti contratti con le banche o con gli enti eroganti.

L’aiuto per uscire dai debiti arriva direttamente da una normativa che va a contrastare il sovraindebitamento, ovvero la Salva suicidi. Questa soluzione è ideale per uscire dai debiti aziendali che tristemente, hanno e continuano a spingere tanti piccoli e medi imprenditori a gesti estremi.

La legge in questione, introdotta in Italia nel 2012, consente alle imprese e ai privati di ridurre il proprio debito Attraverso l’intervento di un giudice, che valuta la situazione complessiva del debitore, è possibile ridurre considerevolmente lo stesso

Non solo: le stesse banche e le stesse entità che offrono prestiti sono, nella maggior parte dei casi, favorevoli a questa soluzione. In molti casi infatti, si tratta di crediti che comunque non avrebbero speranza di ottenere nuovamente. In questo modo, insomma, vanno a limitare i danni e a non dover caricare sui loro bilanci degli asset passivi, che potrebbero compromettere la loro stessa stabilità.

Saldo e Stralcio: come uscire dai debiti con equitalia

Alla precedente soluzione, si affianca un’altra possibilità per il debitore: il saldo e stralcio. Si tratta, anche in questo caso, di una scappatoia per chi si trova involontariamente soffocato dai debiti nei confronti dell’istituzione pubblica.

In questa situazione particolare, è possibile trovare un accordo con il creditore optando per un compromesso tra la cifra originariamente chiesta e quella poi effettivamente restituita. Il tutto avviene, salvo eccezioni, in una singola rata.

Stessa procedura burocratica per conseguire questa agevolazione e uscire dai debiti, può essere regolata attraverso un giudice o senza intermediari tra le due parti. In molti casi è possibile, in questo modo, ridurre il debito anche del 60%.

Tale tipo di soluzione è una delle più comuni per chi ha accumulato debiti con l’ex Equitalia (oggi Agenzia Entrate e Riscossione). Le famigerate cartelle di questo istituto infatti, sono ancora oggi un vero e proprio incubo per migliaia e migliaia di italiani.

Liquidazione del patrimonio

Secondo una legge del 2012, è possibile appellarsi alla liquidazione del patrimonio per alleggerire la propria condizione debitoria. Si tratta di un’ultima ancora di salvezza per chi ha perso tutto.

E’ un modo per evitare la vendita all’asta di abitazione, mezzi e altri beni a cifre ridicole, andando a chiedere una liquidazione più equa e in linea con il mercato. Sebbene si tratti di una soluzione per casi irrecuperabili, permette perlomeno un minimo di tutela per chi è stato rovinato dai debiti.

Voglio uscire dai debiti: alcuni consigli pratici su come evitare di cadere (nuovamente) nella spirale

Una volta appurato come il Salva-suicidi e il Saldo e stralcio sono due normative capaci di tutelare un debitore, è bene capire come non ritrovarsi, dopo pochi anni se non mesi, nella stessa situazione.

Il sovraindebitamento infatti è una condizione causata principalmente quando le spese superano i guadagni. Dunque, in un contesto del genere, cercare di abbassare le uscite è l’unico modo per tamponare l’emorragia di liquidità.

Rivedere il proprio tenore di vita, adattandolo alle proprie possibilità è sicuramente un passo fondamentale di questo percorso. Questo discorso si collega a un’accurata pianificazione finanziaria, riconsiderando il modo di gestire in maniera più oculata il denaro.

Effettuare tagli per quanto concerne Pay TV, uscite al bar/ristorante, ma principalmente in oggetti cult, come il rincorrere banalmente l’ultima generazione di cellulari o tablet, solo per stare alla moda o, ancora, acquisti che possono essere rimandati in futuro.

Questo può essere un buon punto di partenza. Molte situazioni sono sanabili partendo anche da poche decine di euro risparmiate al mese, se vi è reale voglia di impegnarsi in tal senso e di ottenere risultati concreti.

L’epoca del consumismo sfrenato è, purtroppo (e per certi versi un bene) finita. Quindi se si è in condizioni di ristrettezza è bene evitare di comprare cose superflue o che potrebbero essere riparate con una spesa molto inferiore.

La pericolosità delle carte di credito

Tenere conto di ogni singola spesa, gestire al meglio la liquidità e fare grande attenzione all’utilizzo delle carte di credito/prepagate, può essere un altro consiglio da apprezzare. In quest’ultimo caso, per esempio, la concezione di spesa è spesso difficile da ottenere quando si mette da parte il contante.

Il poter maneggiare banconote e monete infatti, anche a livello inconscio, permette di poter avere un contatto fisico con il risparmio e dunque di controllare meglio le uscite. Le carte invece, vista la semplicità di utilizzo, spingono a spendere cifre anche ingenti senza percezioni delle stesse.

La comodità delle carte di credito, assolutamente innegabile, induce molte persone a spendere molto di più rispetto a quello che vorrebbero. Soprattutto le carte revolving, a causa delle commissioni altissime, rappresentano un pericolo da non sottovalutare.

Non contrarre ulteriori debiti e fare attenzione al fido

Un altro passo fondamentale è capire come pagare debiti con altri debiti non porta a nulla.

A meno di avere la certezza che si avrà un introito certo in una data certa, che andrà a coprire il passivo accumulato, è un’operazione quantomeno sconveniente.

La priorità dunque, deve essere quella di ripagare qualunque tipo di situazione simile, al fine di alleggerire la condizione finanziaria. Uscire da un debito senza contrarne un altro, è un ottimo passo per ritrovare l’equilibrio monetario perduto.

Stessa situazione per quanto concerne l’eventuale fido bancario, è simile a ciò che si è detto sinora. Nonostante esso offra una sorta di cuscinetto, non va abusato dello stesso. L’imprevisto infatti, è sempre dietro l’angolo e un accidentale sforamento del limite previsto può avere esiti disastrosi se andiamo a verificare i tassi extra di interesse.

Nel caso di particolari entrate extra, come eredità, tredicesima o aiuti finanziari da terze parti, è bene impiegare immediatamente tutto per estinguere i propri debiti. In questo modo si ottiene chiaramente un alleggerimento globale della propria situazione debitoria.

Se tale somma, giunta in modo inaspettato, non riuscisse a coprire l’intero ammontare del debito, si può comunque chiedere una nuova contrattazione delle rate e ridurre ulteriormente l’esposizione.

Attenzione alle condizioni dei prestiti

In un mondo spietato, le banche non si fanno certo scrupoli quando si tratta di riavere indietro il denaro prestato. Molto spesso, le condizioni proposte nei contratti non sono vantaggiose per chi contrae un debito.

Seppure la legge combatte l’usura con grande determinazione, quando si firma un contratto e si conferma di averlo letto nella sua interezza, la responsabilità è chiaramente confermata. Pertanto non ci stanchiamo di ripetere il mantra: grande attenzioni alle clausole, anche quelle più piccole. Può sembrare ovvio, ma si tratta di salvare un soggetto da interessi folli o condizioni poco convincenti.

Ovviamente poi, va tenuto conto che il credito può (anzi, deve) essere soggetto a trattazione. Risulta infatti possibile negoziare con la banca per avere a disposizione delle condizioni che, se non vantaggiose, non si dimostrino perlomeno un vero e proprio cappio al collo.

Evitare (o far cancellare) la segnalazione come cattivo pagatore

L’iscrizione alla CRIF (Centrale Rischi) può impedire di accedere a nuovi prestiti e finanziamenti. Sebbene sia preferibile evitare l’accumularsi dei suddetti, è bene sempre avere la propria scheda personale senza precedenti che possano compromettere una nuova richiesta..

In tal senso, è ragionevole richiedere una verifica riguardante l’iscrizione alla CRIF. Se gli organi addetti alla valutazione ritengono infondata la segnalazione, perché non è avvenuta o si era assolto ai propri obblighi, è possibile ottenere la cancellazione (se era ancora presente nella banca dati) dalla lista dei cattivi pagatori.

Come uscire dai debiti di gioco

I discorsi fatti finora sono legati a condizioni alquanto comuni e generiche, con spese mensili e non che superano le entrate, come nel caso di un dipendente salariato che percepisce uno stipendio fisso ed è abbastanza in grado di pianificare il proprio bilancio in modo semplice. Una condizione particolare è invece costituita da chi ha contratto debiti di gioco.

Si tratta di una situazione abbastanza paradossale, con lo Stato che da una parte lucra sul gioco d’azzardo e dunque la ludopatia, mentre dall’altra si trova a che fare con soggetti fortemente indebitati e che deve in qualche modo supportare.

Nello specifico, per esempio, si parla di un amministratore di sostegno nominato legalmente che assiste il ludopatico sotto il punto di vista finanziario. Per far comprendere meglio questo soggetto, possiamo paragonarlo al commissariamento di un istituto e potrebbe, con un minimo di incertezza usando il condizionale, anche essere affiancato alla figura del tutore. Tale profilo è protettore delle persone incapaci, come i minori e gli interdetti per legge.

Ma cosa succede se il soggetto ha già contratto debiti considerevoli?

La situazione è difficile da districare. Il codice civile infatti specifica che, almeno teoricamente, i debiti di gioco non possono essere pretesi da un creditore. La legge infatti prevede che “Non è ammessa la ripetizione di quanto è stato spontaneamente prestato in esecuzione di doveri morali o sociali, salvo che la prestazione sia stata eseguita da un incapace”.

Visto che il ludopatico viene inteso come “incapace” di gestire il proprio denaro, questo linguaggio tecnico e poco pratico va proprio a rendere potenzialmente nulli i debiti di gioco. Si auspica che il legislatore ponga fine a questa lacuna e nel frattempo ci sentiamo di terminare questo articolo con un consiglio che appare spesso nei siti dei giochi d’azzardo.

“Il gioco deve rimanere un divertimento, deve essere gestito con moderazione, altrimenti può provocare conseguenze negative nella vita di una persona e dei suoi familiari”.